FRA LUCA PACIOLI: la scienza dei numeri dell’impresa

Jacopo de’ Barbari (attr.), Ritratto di Luca Pacioli<br />
Museo e Real Bosco di Capodimonte<br />

Jacopo de’ Barbari (attr.), Ritratto di Luca Pacioli

Museo e Real Bosco di Capodimonte

Una cedola pontificia da 33 Scudi del Monte di Pietà<br />

 

Una cedola pontificia da 33 Scudi del Monte di Pietà

“Mai si deve mettere cosa in dare che quella ancora non si ponga in avere…”

Luca Pacioli (1445-1517) è un insigne studioso francescano dai molteplici talenti. Matematico, filosofo e teologo, ispiratore e amico di grandi artisti, autore di opere in cui prospetta una visione del mondo sulla soglia di un grande cambiamento, la sua cultura costituisce il raccordo tra la cultura latina dei dotti (dei grandi autori dell’Umanesimo) e quella delle scienze tecniche e matematiche; è anche amico e influencer di Leonardo da Vinci.

Mentre Michelangelo, Botticelli e altri compivano passi rivoluzionari nell’arte e Machiavelli faceva lo stesso nella scienza politica, il frate francescano Luca Pacioli lo realizzava nella scienza dei numeri applicata soprattutto alla gestione e contabilità aziendale. Dalla partita doppia alla teoria della probabilità, i principi matematici delle aree più vitali della finanza contemporanea sono tutti presenti nella sua opera più celebre: Summa de arithmetica, geometria, proportioni et proportionalità pubblicata a Venezia nel 1494, il cui obiettivo era di collocare l’economia nel contesto più ampio dell’umanesimo. Nel trattato XI (De computis et scripturis) il Pacioli analizza alcuni fenomeni economici del tempo e condanna i comportamenti di tanti uomini d’affari che raggiungevano il successo tenendo due libri di conti, uno da mostrare ai compratori e l’altro ai venditori.

Seguendo il pensiero economico della Scuola francescana, afferma che lo scopo dell’uomo d’affari è sì il profitto, ma “profitto ragionevole”; suggerisce quindi come fare buona impresa, ma anche come tenere la contabilità, come pagare le tasse e come amministrare le spese. Da questa filosofia pratica d’impresa nasce e si sviluppa l’economia di mercato, ossia quel modello di civiltà cittadina onnicomprensiva delle categorie sociali, dove le attività di mercato sono orientate al bene comune; a quell’umanesimo socio-economico, fondato sulla reciprocità, sulla cooperazione sociale, sullo sviluppo solidale della vita di relazione e comunitaria.

Non c’è buona economia senza buoni imprenditori. Dietro le decisioni dei buoni imprenditori non ci sono lavoratori astratti per fare profitto, ma i volti di persone concrete

-Papa Francesco, Discorso all’Ilva di Genova 27 maggio 2017-

FRA LUCA PACIOLI: la scienza dei numeri dell’impresa