Verso un umanesimo fraterno

Giovanni Di Paolo, San Bernardino da Siena, 1480 ca.<br />
Collezione Frederick Mason Perkins, Museo del Tesoro della Basilica di San Francesco in Assisi<br />

 

Giovanni Di Paolo, San Bernardino da Siena, 1480 ca.

Collezione Frederick Mason Perkins, Museo del Tesoro della Basilica di San Francesco in Assisi

Francesco d’Assisi: l’utopia è possibile

Volendo indicare il capitolo più significativo del contributo francescano all’economia lungo la storia, si può indicare il passaggio dall’usura all’interesse e all’individuazione del carattere proprio della “produttività del capitale”. Un impulso fondamentale in questo senso è stato l’aver coniugato la sfera economica, quella governativa della civitas e quella della fraternità, il proprium del francescanesimo. L’integrazione tra questi tre gradi differenti si realizza attraverso il mercato funzionale al bene comune. Un impulso fondamentale in questo senso è stato l’aver coniugato la sfera economica, quella governativa della civitas e quella della fraternità, il proprium del francescanesimo. L’integrazione tra questi tre gradi differenti si realizza attraverso il mercato funzionale al bene comune.

Basti pensare che nella prima metà del Quattrocento, un grande predicatore francescano, san Bernardino da Siena (1380-1444), nelle sue prediche sulle piazze italiane comunicava a tutto il popolo le analisi economiche della tradizione francescana dei due secoli precedenti. In particolare, sul mercato la sua idea era che non fosse lecito vivere di rendita se si era in grado di fare impresa, perché si sottraevano talenti alla comunità, in ciò antesignano di un passo della Laudato si’ in cui Papa Francesco critica la finanza tossica che rischia di soffocare l’economia reale. In particolare il frate senese descriveva con sintesi ed efficacia le caratteristiche che rendono l’attività dell’imprenditore positiva per la comunità: efficienza, responsabilità, laboriosità, coraggio di intraprendere, molti secoli prima dell’elaborazione della Responsabilità Sociale d’Impresa.

Anche oggi, con criticità e problematiche globali, il francescanesimo ripropone a tutti gli uomini l’utopia possibile della fraternità come vera alternativa, capace di arginare e sfidare le derive dell’economia che sta uccidendo l’uomo e la natura. Si tratta di un cambio di paradigma politico, sociale ed economico che, percepito e sollecitato da Papa Francesco in molti suoi appassionati interventi, invita tutti a costruire una comunità umana fondata sulla cultura del “legame sociale” e del “prendersi cura”. Senza fraternità non possono esserci libertà, uguaglianza e bene comune: la fraternità ne è il presupposto, in quanto l’interesse di ciascuno si realizza in relazione e insieme a quello degli altri; ognuno raggiunge il bene proprio con l’apporto di tutti. È stato il principio di fraternità a spingere i francescani a ideare e ad attuare geniali istituzioni socio-economiche quali furono i Monti di Pietà, i Monti Frumentari e il sistema delle “Riduzioni” in America Latina.

Parole chiave del lessico francescano come sobrietà, solidarietà, bene comune, dono, gratuità, condivisione, fraternità, rispetto e cura del creato se condivise, sono generative di fraternità nell’attuale “società liquida” che sembrerebbe incapace di fronteggiare la sfida in atto. In tale prospettiva vanno valorizzati e promossi quei movimenti di popolo, diversi e sparsi in tutti i continenti, che sperimentano nuove forme di economia nel rispetto dell’ambiente e dei legami di prossimità fraterna. Ad essi papa Francesco invita a guardare con fiducia e simpatia:

«Nonostante questa cultura dello scarto, questa cultura delle eccedenze, molti di voi, lavoratori esclusi, eccedenze per questo sistema, avete inventato il vostro lavoro con tutto ciò che sembrava non poter essere più utilizzato ma voi con la vostra abilità artigianale, che vi ha dato Dio, con la vostra ricerca, con la vostra solidarietà, con il vostro lavoro comunitario, con la vostra economia popolare, ci siete riusciti e ci state riuscendo… E, lasciatemelo dire, questo, oltre che lavoro, è poesia!»

(Papa Francesco, Discorso ai partecipanti al primo incontro mondiale dei movimenti popolari, Città del Vaticano, 28 ottobre 2014).

Quando Giovanni Paolo II ha proclamato san Francesco d’Assisi patrono dell’ecologia (1979), ha inteso evidenziare da un lato la specifica visione francescana, che considera la creazione un atto immenso di gratuità e di amore divino verso gli uomini; dall’altro, la vicinanza e il legame con tutte le creature. È il riconoscimento della fraternità, al centro della visione francescana, che cambia prospettiva - politica, economica ed ecologica - per un cammino verso la “civiltà dell’amore” (Paolo VI). La domanda che oggi ci poniamo è: Con quale metodo? L’esperienza del Covid-19 ci ha insegnato che prima di decidere bisogna creare le coscienze. Così fece Gesù attraverso la sua evangelizzazione e la predicazione degli apostoli; così fece san Francesco, inviando i suoi frati “pellegrini per il mondo” a diffondere il desiderio della conversione e di cambiamento di prospettive sociali nuove, fondate sulla reciprocità, sussidiarietà, sobrietà, gratuità e fraternità.

Verso un umanesimo fraterno