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Alchimia visuale. Le illustrazioni dei manoscritti alchemici della Biblioteca del Sacro Convento

8.4. I quattro elementi e le qualità della materia (ms. 19, c. 142v)..jpg

Nel Fondo dei manoscritti moderni della Biblioteca comunale di Assisi – attualmente depositato presso la Biblioteca del Sacro Convento – si conserva un interessantisimo gruppo di manoscritti alchemici, caratterizzati dalla presenza di un ampio e variegato corredo di illustrazioni. I manoscritti, databili tra Cinquecento e Seicento, provengono dalla Biblioteca del convento della Porziuncola – tranne uno, proveniente invece dal Sacro Convento - e furono incamerati dal Comune di Assisi a seguito delle soppressioni degli ordini religiosi che accompagnarono, a partire dal 1861, il processo dell’Unità d’Italia.

La presentazione di questo corpus iconografico offre non solo il pretesto per introdurre virtualmente il visitatore in uno degli ambiti meno noti e studiati della Biblioteca del Sacro Convento, ma anche per alcune puntualizzazioni circa un tema interessante quanto controverso, ovvero l’interesse per l’alchimia manifestato nel corso dei secoli da numerosi esponenti dell’Ordine francescano, non solo a livello teorico, ma soprattutto nella pratica.

Dopo alcuni cenni di contestualizzazione sui versanti storico e concettuale, verranno offerti dei saggi di analisi di alcune delle illustrazioni più significative, espressione di una dottrina a tratti oscura e da noi ormai culturalmente remota. Scopo della mostra è evidenziare come i “francescani alchimisti”, pur nella diversità di sottolineature, si proponevano fondamentalmente uno scopo: indagare le leggi che presiedono ai processi di “perfezionamento” della materia e dello spirito umano, per sfruttare le virtualità presenti nella natura al fine di prestare soccorso a bisognosi ed ammalati.

Mostra curata da:

Prof. Paolo Capitanucci, docente di Filosofia presso l’Istituto Teologico di Assisi, con la collaborazione di fra Carlo Bottero, direttore della Biblioteca del Sacro Convento, e della dott.ssa Giorgia Menghinella, curatrice dell’Archivio fotografico del Sacro Convento.

Bibliografia essenziale: 

R. HalleuxLes textes alchimiques, Turnhout: Brepols, 1979.

Inventari dei manoscritti delle biblioteche d'Italia. Vol. 104: Assisi, Biblioteca del Convento di S. Francesco “Fondo Moderno”, a cura di G. Casagrande, A. d'Alessandro e S. Gigante, Firenze: Leo S. Olschki, 1998.

C. Crisciani – M. Pereira, L’arte del sole e della luna. Alchimia e filosofia nel Medioevo, Spoleto: CISAM, 1996.

Il “Testamentum” alchemico attribuito a Raimondo Lullo, a cura di  M. Pereira e B. Spaggiari, Tavarnuzze: SISMEL Edizioni del Galluzzo, 1999.

M. Pereira, Arcana sapienza: l'alchimia dalle origini a Jung, Roma: Carocci, 2001.

M. Gabriele, Alchimia e iconologia, Udine: Forum, 2002.

C. Crisciani, Il papa e l’alchimia: Felice V, Guglielmo Fabri e l’elixir, Roma: Viella, 2002.

W.R. Newman, Promethean Ambitions. Alchemy and the Quest to Perfect Nature, Chicago: Chicago UP, 2004.

C. Crisciani, Alchimia e potere: presenze francescane (secoli XIII-XIV), in I Francescani e la politica (sec. XIII-XVII). Atti del Convegno internazionale, Palermo 3-7.12.2002, a cura di A. Musco, Palermo: Officina di Studi Medievali, 2007, pp. 223-235.

M. Pereira, I Francescani e l’alchimia, in I Francescani e la scienza. Atti del Convegno, Assisi 9.10.2006: “Convivium Assisiense” NS, 10 (2008) 1, pp. 117-157.

M. Gabriele, Il primo giorno del mondo, Milano: Adelphi, 2016.

Z.A. Matus, Franciscans and the Elixir of Life. Religion and Science in the Later Middle Ages, Philadelphia: University of Pennsylvania Press, 2017.

La documentazione fotografica della leggenda francescana di Giotto da Gabriele Carloforti ai giorni nostri

De Giovanni - Assisi - San Francesco istituisce a Greccio il Presepe, 1960 ca.. Stampa alla gelatina ai sali d'argento.

Uno dei soggetti che meglio si presta ad una presentazione della collezione dell’Archivio fotografico del Sacro Convento, esaminata nel suo sviluppo diacronico, è il ciclo della cosiddetta Leggenda francescana, dipinta da Giotto nella navata della Chiesa superiore della Basilica di S. Francesco in Assisi, negli anni 1292-1296.

Per questa mostra è stata scelta la scena del Presepe di Greccio quale fil rouge delle campagne fotografiche che dal 1884 ad oggi hanno interessato la Leggenda giottesca. Tra i nomi dei fotografi e delle società fotografiche che hanno realizzato campagne comprendenti la Leggenda troviamo Gabriele Carloforti, i Fratelli Alinari, Bencini e Sansoni, Ghigo Roli per Franco Cosimo Panini, Haltadefinizione, in un percorso che dalle lastre in vetro al collodio e alla gelatina ai sali d’argento giunge alle immagini in altissima definizione per una qualità di stampa in rapporto 1:1.

Un interessante spaccato della evoluzione delle tecniche fotografiche, e soprattutto delle vicende conservative e delle campagne di restauro di uno dei capolavori artistici del Medioevo occidentale.

Mostra curata da: 

Giorgia Menghinella; Carlo Bottero

Esposizione dei paramenti liturgici ed altri manufatti tessili della Basilica e Sacro Convento in Assisi

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Tra i primi doni che pervennero alla Basilica voluta da papa Gregorio IX per custodire il corpo di san Francesco, ci sono quelli che lo stesso Pontefice inviò in occasione della traslazione dei resti mortali del Santo dalla provvisoria sepoltura in San Giorgio avvenuta il 24 maggio 1230. Ne fa cenno la Leggenda dei tre compagni indicando tra essi «splendidi parati sacri» (72: Fonti francescane 1486). 

A quegli anni rimandano i due dossali di manifattura palermitana del primo quarto del secolo XIII custoditi oggi presso il Museo del Tesoro, che la tradizione vuole utilizzati per avvolgere se non proprio il corpo del Santo, la sua bara, e perciò custoditi nel tempo come vere e proprie reliquie (cf R. Bonito Fanelli). Ma, come è facile prevedere per una tipologia di materiale così delicato e così facilmente logorabile come il tessuto, poco o nulla di questo patrimonio è giunto fino a noi.

Di quello dei secoli XIV e XV ne rimane pressoché traccia solo negli antichi inventari ad eccezione di alcuni superstiti che sono comunque veri e propri capolavori: il paliotto detto “di Sisto IV” (manifattura fiorentina con disegni attribuiti ad Antonio del Pollaiolo, databile tra il 1476 e il 1478) e l’arazzo fiammingo con la raffigurazione dell’Albero francescano (detto anche “arazzo di Sisto IV”, databile tra il 1471 e il 1482), probabile dono dello stesso Pontefice che, se non ne fu il committente, ne fu certamente il destinatario (cf M. Ferrero Viale). Qualcosa in più rimane della dotazione dei secoli successivi. Nella sacrestia della Chiesa superiore sono conservati infatti preziosi paramenti per lo più dei secoli XVII e XVIII in cui «sono rappresentate tipologie diverse per armatura e disegno. Numerosi sono i tessuti ricamati e quelli lanciati e broccati in sete policrome e filati metallici (argento e oro), rifiniti con importanti trine e passamanerie. Molti paramenti conservano ancora le fodere originarie, in fibra vegetale e con il caratteristico aspetto cerato. Si conservano altresì elementi diversi di uno stesso paramentale: piviale, tonacella, pianeta, stola». (L. D’Agostino).

Mostra curata da:

Giorgia Menghinella; Barbara Santoro; Maurizio Bazzoni

Bibliografia essenziale:

R. Bonito Fanelli, Tessuti e ricami, in Il Tesoro della Basilica di San Francesco ad Assisi. Saggi e Catalogo, Assisi, Casa Editrice Francescana, 1980, pp. 77-85

L. D’Agostino, Relazione sulle condizioni conservative ed espositive di paramenti, arredi sacri e altri manufatti tessili della Basilica e del Sacro Convento di San Francesco in Assisi a seguito del sopralluogo del 27 marzo 2012, Roma 2 aprile 2012.

M. Ferrero Viale, L’albero francescano, in Il Tesoro della Basilica di San Francesco ad Assisi. Saggi e Catalogo, Assisi, Casa Editrice Francescana, 1980, pp. 159-165.