Conclusione

Nella Regola non bollata redatta verso il 1221, Fran­cesco d'Assisi diceva ai frati: "Ordino a tutti i miei frati sia chierici che laici, che vanno per il mondo o dimorano nei luoghi, di non avere né presso di se, né presso gli altri, né in altro modo, alcuna be­stia. E non sia lecito andare a cavallo se non siano costretti da infermità o da grande necessità"'. Non possiamo pensare che il forte diniego provenga da ragioni zoofobe: le biografie primitive, così affollate di animali che il Santo incontra e accoglie lungo le vie della sua itineranza apostolica, non autorizzano a pensarlo. La proibizione ai frati di "andare a cavallo" permette invece di intravedere ragioni pauperistico­ sociali a giustificazione di tale diniego. Il possesso di animali non conveniva in genere a poverelli itine­ranti che - come dice il testo - dovevano vivere per il mondo conducendo sobri e leggeri vita instabile, accontentandosi del puro necessario. Ma nello spa­zio chiesastico della raffigurazione artistica tale ra­gionamento veniva a non avere più senso. E, nella casa di preghiera che Gregorio IX e la cristianità del Duecento hanno eretto a perenne memoria di Francesco "pastore dell'essere", gli animali prendo­no la rivincita...

Nelle Lodi per ogni ora Francesco pregava, sul filo di Apocalisse 5,13, "Lodino il Signore Dio glorioso i cieli e la terra e ogni creatura che è nel cielo e sulla terra, il mare e le creature che sono in esso". Non possiamo rinunciare a pensare il Santo - sepolto nel­le viscere del Santuario assisiate - lieto di tanta folla muta di bestie, che a suo modo si unisce a tanti pel­legrini e visitatori nell'ammirazione e nella lode di Dio Amore e bellezza "che fa cose stupende". 

Prima del terremoto del 26 settembre 1997, nel censire la brulicante presenza - singola o gregaria - di volatili, di bipedi e pluripedi nonché di pesci nel variegato mondo artistico della Chiesa francescana, abbiamo potuto contare più di seicento capi. Con il crollo della vela di San Girolamo se ne sono perduti ventisei; erano questi grifi e conigli alati, di­pinti a mezzo busto. Tenendo conto della non sem­pre facile lettura causa la non ottimale conserva­zione cromatica della pellicola pittorica come dell'intonachino di supporto della stessa in tanti punti del vastissimo manto in affresco del Santuario, ogni tentativo di censirli in modo rigoroso è destinato oggi a fallire. Lo scopo che ci ha spinto a tentare di inventariare tale densa presenza è quello di far conoscere agli interessati — cercatori/studiosi del bestiario artistico (romanico, gotico, rinascimentale e barocco) o solo semplici appassionati di curiosità zoofile - non solo le categorie zoologiche raffigurate, ma anche i loro autori e relative tecniche espressive nonché l'ambito semantico narrativo-reale o didattico-simbolico in cui furono progettate da committenti e realizzate da artistie artigiani.

Sperando che il lavoro possa servire a raggiungere tale scopo, auguriamo che l'indicazione possa tra­sformarsi nel lettore in desiderio di visione diretta e quindi a spingerlo ad andare in basilica per goder­sela anche nel suo aspetto di spaziosa e bellissima "arca" di Francesco d'Assisi, in essa tipologicamente celebrato come "nuovo patriarca Noè".

Conclusione