Trota

BI. Cappella di Sant'Antonio da Padova. Vetro istoriato, Episodi antoniani: Predica ai pesci a Rimini, Giovanni Bonino, 1330c.<br />

Al gruppo di sette corpose trote che guizzano fuori dall'acqua per ascoltare il frate santo ri­fiutato dalla città è riservato il pannello destro del dittico vetrario raffigurante il miracolo ri­minese. L'autore riserva, invece, il corrispet­tivo pannello di sinistra al Santo taumaturgo in atto di benedire i pesci, accompaganto da un fratello in atteggiamento di devozione e meraviglia per quel che sta accadendo. Ri­servando ai "protagonisti" acquatici in ascolto la stessa quantità di spazio dato ai protago­nisti umani - un pannello a ognuno dei due gruppi - si vuole affermare l'importanza che la cultura francescana attribuisce all'elemento bestiario, promosso a "fratello" da Francesco d'Assisi, su suggestioni bibliche genesiache ed evangeliche.

Quantunque la mancanza di ra­gione non permetta all'animale di raggiun­gere la dignità ontologica dell'essere umano, nondimeno questi è, nell'esperienza france­scana della fede, in grado di lodare anch'esso - a suo modo - il Creatore. È quindi promos­so a "soggetto" di attenzione e cura pastorale anche da parte di Antonio da Padova. È arte didattica, ispirata certamente al comporta­mento profetico di Giona che indirizzava la sua parola non solo al popolo della città diNinive, ma anche ai suoi animali: "Uomini e bestie si coprano di sacco e si invochi Dio con tutte le forze" (Gio 3,8). E non va dimenticato il classico passo di san Paolo ai Ro­mani riguardante la creazione che geme nel desiderio di vedere anch'essa la salvezza di Dio (Rm 8, 19ss).

La scenografia del pannello, costituita da roc­ce alte inalberate emergenti dall'acqua, fa nuovamente pensare alle isole del lago del Trasimeno (ricco del pesce in questione), af­fatto sconosciuto all'autore duecentesco della Rigaldina ispiratore più antico del nostro epi­sodio antoniano. L'autore Giovanni Bonino avrebbe allora spostato in Umbria l'episodio riminese della predica ai pesci esattamente come alcuni decenni prima, Giotto, nel ciclo francescano della chiesa superiore, aveva col­locato in Umbria, all'altare della chiesa infe­riore, l'episodio reatino della messa-presepe di Greccio.